Il 26 gennaio 1972 la Sava chiude e 452 operai vengono messi in cassa integrazione.

Il 6 agosto 1976, il governo Andreotti approva provvedimenti di sacrifici e austerità.

Nel 1977 viene bloccata la scala mobile.

Il consiglio di fabbrica non ha la forza di competere con quanto viene proposto dalla fascia padronale; le conquiste ottenute con le lotte sessantottine vengono via via represse. È l’unità operaia che manca come contrapposizione al datore di lavoro e questo crea spaccature all’interno dei consigli di fabbrica. La tecnica del premiare individualmente incrementa il malumore tra operai. Purtroppo c’è la corsa a primeggiare e a distinguersi per ottenere posizioni migliori. Al reparto Cv15, viene concessa la doccia a fine turno; questo lo pone come privilegiato rispetto agli altri reparti che non ce l’hanno. Vengono elargite indennità per singoli reparti. L’unità operaia si perde confondendosi fra più identità. Gli accordi vengono presi da accordi sindacato – padrone.

In tutta Italia i funzionari di Cgil, Cisl e Uil che operano a tempo pieno sono 40mila; 32mila consigli di fabbrica con 236mila delegati. Il giornalista Walter Tobagi scrive “...è il più imponente e stratificato apparato politico che sia mai esistito nella storia d’Italia...”. Il datore di lavoro vede di buon occhio il delegato che opera a tempo pieno, purchè operi fuori della fabbrica; da qui l’incentivazione al colloquio col sindacalista. È il sindacato che tratta ed è il soggetto a cui, in caso di conquista, vanno i meriti. Ad alcuni viene negato l’accesso al Capannone solo perché non in linea con i rappresentanti sindacali.

 

Tramonta il legame di gruppo. All’interno della fabbrica, l’operaio ritiene più conveniente raggiungere posizioni individuali migliori anziché d’insieme. Questo gli permette di avere una vita più agiata fuori della fabbrica; può migliorare la propria situazione e permettersi cose prima non realizzabili. Il concetto della casa in affitto cede alla casa acquistata; le ferie diventano vacanze prima destinate solo ad alcuni. Lo stesso concetto di figura rappresentativa viene meno; fare il sindacalista, fare il politico, diventa una professione lautamente retribuita; cresce il concetto che determinate posizioni rendano di più in termini economici e di fama. Il tutto a discapito dell’interesse sociale. Si allarga, come in qualunque paese industrialmente progredito, la forbice tra la miseria e la ricchezza.

Nel 1981 Porto Marghera perde altri 5mila posti di lavoro.

Nel 1983, Comitato operaio di scioglie; a contrastare la triplice sindacale Cgil, Cisl e Uil, nascono solo nel pubblico impiego i Comitati di Base (Cobas).

Nel 1984, il governo Craxi-De Michelis, a seguito delle forti pressioni imprenditoriali, propone misure restrittive su tasse, fisco e costo del lavoro.

 Occupazione a Porto Marghera